Il progetto
Crediamo che le rappresentazioni abbiano un ruolo fondamentale nel formare chi siamo e come narriamo il mondo che ci circonda.
La visione che muove Basilicata 2061 è il ribaltamento di alcune narrazioni specifiche, spesso considerate tradizionali, che descrivono la regione, creandone una memoria collettiva.
Le testimonianze legate a questo territorio risalgono a opere come “Cristo si è fermato a Eboli” e “Lucania ’61” di Carlo Levi, agli studi sulla magia di Ernesto De Martino e alla teorizzazione di concetti sociologici come il “familismo amorale” da parte Edward C. Banfield.
Come possiamo spingerci oltre quelle visioni?
Come immaginarci in nuovi futuri possibili?
Attraverso la riappropriazione di queste rappresentazioni vorremmo attraversare ed immaginare una narrazione futura, utopica o distopica, magica ed immaginaria, mischiandola però con l’auto-narrazione, con le memorie familiari, con i racconti orali e con i miti, in un continuo ribaltamento e una costante rinegoziazione della realtà.
Mischiando passato, presente e futuro puntiamo a comprendere meglio chi siamo noi, come vogliamo raccontarci e raccontare il territorio lucano. Capire quali sono le tradizioni che ci parlano di futuro e quali, invece, quelle che scegliamo di lasciare nel passato.
Come vogliamo raccontare la provincia?
Come raccontare la marginalità senza cadere in visioni stereotipate?
Rotondella
Rotondella (A' Rëtúnnë in dialetto) è un piccolo comune di circa 2.300 abitanti della provincia di Matera, in Basilicata. Il paese è noto come "il balcone dello Jonio", e chi ci vive ci tiene a specificare che - nelle belle giornate - dal belvedere del paese si può vedere tutto il golfo di Taranto.
Siamo stat* a Rotondella per la nostra terza Quest a Gennaio 2025. Durante la nostra abbiamo conosciuto i membri del Circolo Arci la Tarantola ci hanno fatto sentire a casa a tal punto che abbiamo scelto questo posto per la nostra prima Residenza.
Artistə e particpianti
Giorgia Motta
Maria Allegretti
Sofia Iannucci
Giulia Currà
Pratiche artistiche
Le artiste coinvolte in Basilicata2061 hanno intrecciato pratiche e immaginari, fondendo le proprie voci in un'opera corale, vibrante, nata dall'incontro e dalla condivisione. Per dare forma a questa visione collettiva, hanno scelto tecniche spesso marginalizzate dall'arte “ufficiale” ma ricche di significato: quilting, patchwork, collage analogico, ricamo, poesia visiva.
Gestualità antiche, un tempo relegate ai margini perché legate al mondo femminile, popolare, non accademico. Tecniche di cui oggi ci riappropriamo in quanto linguaggi potenti, capaci di raccontare, custodire e resistere.
Proprio per questo il quilting è stato riscoperto come gesto politico e poetico, mezzo per tramandare memorie, elaborare traumi e costruire spazi di autonarrazione e immaginazione.
In questo senso, tutto diventa simbolo: dai motivi floreali alle immagini sacre, dai pattern geometrici alle linee sinuose. Tutto parla di vita, identità e resistenze.
Siccome anche in m Basilicata l'artigianato femminile ha da sempre intrecciato estetica e dissenso, l'opera nata da questa residenza — una rilettura dell'abitino* tradizionale — diventa racconto tattile e collettivo.
Un testo cucito a più mani, che dà voce a ciò che spesso resta fuori dai libri: memorie nascoste, saperi marginali, visioni future.
"Siamo ancora salve - Voglio che questo amore sia la preghiera di questi luoghi" esplora la tradizione magica lucana come luogo di resistenza e di immaginazione: un ponte tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.

L'abitino è un piccolo sacchetto cucito a mano, indossato sotto gli abiti, invisibile, come amuleto di protezione.
Le anziane - le streghe - dei paesi lo confezionavano con tessuti semplici, spesso ricavati da vecchi indumenti, e lo riempivano con oggetti scelti mai a caso ma secondo saperi magico-religiosi tramandati solo oralmente: frammenti di rosari, erbe essiccate, grani, nastrini rossi, reliquie o santini.
Il contenuto restava segreto, conosciuto solo da chi lo preparava, perché la forza dell'amuleto risiedeva nel non detto e nel mistero.
Secondo la tradizione, l'abitino proteggeva l3 neonat3 dal malocchio, dalle malattie, e dalle forze e figure invisibili che popolavano (e tutt'ora popolano) l'immaginario contadino del Sud: un mondo in cui il sacro e il magico convivevano nel quotidiano, cuciti insieme nella trama della vita.

Le artiste in residenza hanno scelto di dare nuovo significato collettivo alla tradizione dell'abitino realizzandone uno a protezione dell'intero paese.
L'opera, dal titolo “Siamo ancora salve - Voglio che questo amore sia la preghiera di questi luoghi”, è un modo per ridare alla comunità quello che la comunità, per prima, ci ha dato durante la settimana: cura, amore, protezione.
Qui di seguito il testo delle artiste:
“Cara Rotondella, vi consegnamo l'amuleto di protezione per il presente e il futuro del paese. Abbiatene cura.
L'amuleto contiene oggetti significativi per noi e per voi e riprende il rituale antico dell'abitino fatto dalle Maciare come portafortuna per le vite. Il tessuto di cui è fatto è il risultato dei giorni vissuti qui insieme e del nostro desiderio di cura per questi luoghi e le persone che li abitano.
Con Amore
Giorgia, Giulia, Maria, Sofia.”









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